
All’interno della cappella dedicata alla Vergine si trova la statua, realizzata agli inizi del ‘900, raffigurante la Beata Vergine Assunta nella sua veste tradizionale: è nell’atto di salire in cielo, con le braccia distese e i palmi delle mani e gli occhi rivolti verso l’alto, attorniata da due angeli.
Questa statua riveste un significato particolare, in quanto la sua esecuzione coincide con la costruzione della nuova chiesa. Essa ha partecipato, infatti, a tutte le processioni legate alla “Sagra di Maranello” dal 15 agosto 1903 a oggi.
Con il termine “sagra” viene dunque indicato la festa nell’anniversario di consacrazione di una nuova chiesa e deriva da “sacro” cioè appartenente alla divinità.
Le prime notizie sulle cerimonie religiose effettuate nella nuova chiesa vengono documentate alla fine dell’800, quando si legge della soppressione di una processione per ragioni di pubblica igiene. Agli inizi del ‘900 la processione viene ripristinata e dedicata, per volere del popolo maranellese, al culto della Beata Vergine Assunta, alla quale viene dedicata la statua che vediamo inserita all’interno dell’omonima cappella. L’usanza della Sagra inizia ufficialmente il 15 agosto del 1903.
Di seguito una lettera di Mons. Bertocchi redatta il 4 agosto 1939 e indirizzata al podestà:
“Il Comitato, seriamente, seguendo una ininterrotta tradizione, si adopera per organizzare ogni anno la solenne festa del 15 agosto in Maranello. Lo scopo non è solo di onorare la Vergine Assunta nostra patrona, ma è anche quello di offrire al nostro buon popolo, con festeggiamenti civili (concerto serale, spettacolo pirotecnico), un legittimo svago, nonché di attrarre al capoluogo numerosissimi forestieri, con evidente interesse per la popolazione locale”.
Nel 1950 il pontefice Pio XII proclama il dogma dell’Assunzione di Maria, riconoscendo in via ufficiale un culto già molto attivo anche in altre parrocchie.
IMMAGINI:
- Processione religiosa per la festività della Vergine Assunta, 1970-80
- Processione religiosa per la festività della Vergine Assunta, 1970-80
Nelle pareti interne della cappella è possibile notare, inoltre, due preziosissimi dipinti (uno di fronte all’altro) risalenti al XVII secolo e dalla storia molto particolare: un’Immacolata Concezione e una Madonna con il Bambino che trafigge il drago, detta anche Immacolata Concezione.
- Pittore emiliano, Madonna con il Bambino che trafigge il drago (Immacolata Concezione), XVII secolo
- Pittore emiliano, Madonna con il Bambino che trafigge il drago (Immacolata Concezione), XVII secolo, particolare

- Immacolata Concezione di Maranello: Scarica qui l’approfondimento
IMMAGINI:
- Pittore Emiliano, Immacolata Concezione, XVII secolo
- Pittore Emiliano, Immacolata Concezione, XVII secolo, prima del restauro
- Pittore Emiliano, Immacolata Concezione, XVII secolo, prima del restauro (retro)
- Madonna con il Bambino che trafigge il drago:
Tra i dipinti rinvenuti in soffitta e senza inventario rientra anche questa Madonna con il Bambino che trafigge il drago, più propriamente intitolata Immacolata Concezione, risalente con tutta probabilità alla seconda metà del XVII secolo. Il restauro dell’opera è avvenuto nel 2021, a seguito di una perizia svolta dallo Storico dell’Arte Massimiliano Venturelli, dalla dott.ssa Giorgia Gavanelli e dalla restauratrice Giuliana Graziosi.
Il dipinto si trovava, come detto, in soffitta, accanto all’Immacolata Concezione, sempre del XVII secolo, presente all’interno della stessa cappella.
Il dipinto, olio su tela di dimensioni 86,5 x 67 cm, si trovava in pessime condizioni, come possiamo notare da questa immagine.
FOTO PRIMA DEI RESTAURI
La raffigurazione di questa Madonna, e la stessa impostazione, è totalmente differente da quella che vediamo sul lato opposto della cappella. Per capire meglio i soggetti rappresentati possiamo prendere come esempio la magnifica opera di Giambattista Tiepolo.
Da Immacolata Ideale a Immacolata Concezione:
Nel XVIII secolo, infatti, cambia la raffigurazione di Maria. Attorniata da angeli, scende come una manifestazione luminosa, raggiante, incoronata di stelle; al di sotto il globo terrestre a cui è avvinghiato il serpente infernale. Con un piede poggia sulla falce lunare, con l’altro schiaccia la testa del serpente. In alternativa a questa raffigurazione, vediamo l’inserimento del Bambino Gesù che uccide il drago.
Ma, per capire ancora meglio questo particolare motivo, occorre citare un preziosissimo testo, l’Apocalisse.
Nell’Apocalisse, l’evangelista Giovanni presenta la donna attraverso questa descrizione:
« Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. » (Apocalisse 12,1-2)
Subito dopo aver presentato la donna, Giovanni introduce un enorme drago rosso che cerca di divorare il figlio della donna appena nato, colui che sarà il Messia. Il figlio viene portato in cielo, mentre alla donna viene preparato un rifugio nel deserto contro il drago. Infine l’arcangelo Michele combatte contro il drago e lo vince.
L’esempio primario di letteratura apocalittica nella Bibbia ebraica è il Libro di Daniele: mentre si trova lungo il fiume, dopo un lungo digiuno, Daniele vede apparire un essere celeste, che gli svela la rivelazione (Daniele, 10:2 segg.). L’evangelista Giovanni nel Nuovo Testamento, libro dell’Apocalisse (1:9 segg.) ha un’esperienza simile.
Il prototipo della Vergine dell’Apocalisse come Immacolata si trova nelle incisioni di Durer del 1498.
E’ proprio grazie a questo testo che gli artisti riescono a elaborare queste raffigurazioni, tramandate di dipinto in dipinto fino al XVIII secolo.
L’Immacolata di Maranello presenta molte caratteristiche che ritroviamo rileggendo l’Apocalisse: una giovane donna in abito bianco (simbolo di eterna purezza) e coronata di dodici stelle che scende dal cielo e atterra sul globo, a cui è avvinghiato un drago (simbolo del peccato originale), affiancata dal Bambin Gesù che, grazie a una lunga forca, uccide il male terreno e ripristina la pace.
L’arrivo della Madonna e del Bambin Gesù è simboleggiato sia dai colori che dalla presenza di angeli, che fanno da contorno alla scena e rappresentano il mondo celeste. Per quanto riguarda i colori, sono inseriti molto scuri in corrispondenza della parte bassa, dove sta il drago, più caldi invece in corrispondenza degli angeli e della Madonna, la quale, insieme a Gesù Bambino, dirada le nuvole grigie in favore della luce.
A differenza di altre Immacolate, in questo dipinto la Madonna, invece di guardare in basso, verso la terra, guarda lo spettatore, espediente che serve per catturare l’attenzione del fedele e fargli capire il profondo significato dietro a questo culto.
La posizione centrale del bambino, inoltre, accentua la plasticità e il dinamismo dell’opera, e dunque il gesto “eroico” che ci fa tornare in mente un capolavoro di Caravaggio.
L’autore dell’opera (purtroppo ancora ignoto a causa della mancata inventariazione dell’opera), con tutta probabilità prende spunto proprio da questo soggetto, una vera e propria rivoluzione stilistica dell’epoca.
Spunti interessanti di paragone con l’opera di quest’artista li ritroviamo sicuramente in due artisti molto presenti sul territorio modenese: i bolognesi Ubaldo Gandolfi (1728-1781) e Lucia Casalini Torelli (1677-1762).
Per quanto riguarda la provenienza dell’opera, l’ipotesi più plausibile (come per la sua “gemella”) è che provenga dall’ex chiesa della Madonna del Corso, nella quale erano presenti una serie di immagini sacre legate al culto della Vergine. Come sia finita nella soffitta di Maranello resta tuttora un mistero.
IMMAGINI:
- Cappella della Beata Vergine Assunta
- Cappella della Beata Vergine Assunta, particolare con statua di Padre Pio
- Cappella della Beata Vergine Assunta, particolare con statua di San Giuseppe, 1937-38
Piccolo approfondimento sotto l’immagine 8: La Statua di San Giuseppe venne commissionata da Don Pier Paolo Bertocchi alla fabbrica di arredi sacri “Fratelli Bertarelli” di Milano, nel febbraio del 1937. Originariamente la statua era collocata ai piedi dell’altare in una teca in vetro insieme alla statua di Sant’Antonio, anch’essa commissionata nel 1937, ora in soffitta.