San Geminiano, Patrono di Modena
Le notizie certe giunte sino ai giorni nostri riguardanti San Geminiano sono poche, così come per molti altri vescovi della tarda antichità: tutto quello di cui siamo a conoscenza è stato tramandato attraverso scritti ed immagini, frutto di una tradizione agiografica costruita con lo scopo di magnificarne le gesta, perpetuarne la memoria e il culto.
La vita
Geminiano, conosciuto anche come Gimignano o Gemignano, nacque intorno al 313 d.C. a Cognento, località a sud-ovest di Modena, non lontana dal fiume Secchia, nel periodo storico in cui Costantino, emanando l’Editto di Milano, concedeva libertà di culto al cristianesimo.
Geminiano, originario di una famiglia romana, probabilmente di ceto medio-alto, fu diacono del vescovo Antonio, a cui successe per scelta dei suoi concittadini nell’anno 344 d.C. ca.
Nella storia di Modena, San Geminiano fu il secondo vescovo, ma di fatto, data la sua grandezza morale e pastorale, è considerato il protovescovo: è il padre nella fede della comunità cristiana della città, che lo onora soprattutto per i suoi miracoli.
Nel IV secolo, la fama della sua santità giunse sino alla corte di Costantinopoli, dove si recò per guarire la figlia dell’imperatore Gioviano, liberandola dal demonio, episodio che ebbe maggiore risonanza iconografica e che lo caratterizzò come taumaturgo.
La sua opera, in un ambiente ancora prevalentemente pagano, fu forte ed incisiva: si impegnò, per esempio, a combattere l’eresia ariana, molto diffusa in quel periodo.
Nel 391 d.C. presenziò al Concilio dei Vescovi dell’Italia Settentrionale, tenutosi a Milano e presieduto da Sant’Ambrogio, in cui furono condannati gli errori del monaco Gioviniano, che aveva negato la verginità di Maria.
Il Santo è ricordato per la sua opera di evangelizzazione dei pagani e per aver difeso la nascente comunità cristiana dagli errori degli eretici dell’epoca, riuscendo a convertire l’intera città di Modena al cristianesimo.
Morì, dopo circa un quarantennio di vita episcopale, il 31 gennaio 397 a Modena e fu sepolto in un sarcofago nella zona cimiteriale a sud della via Claudia, oggi via Emilia.
Tra i miracoli attribuiti al Santo si ricordano altre due leggende agiografiche:
- Nel 452 d.C., il sovrano degli Unni, Attila, disceso in Italia dal Veneto, si apprestava a mettere a ferro e fuoco anche la città di Modena; gli abitanti invocarono, dunque, l’intervento di San Geminiano, il quale fece scendere la nebbia sulla città, impedendo così ad Attila di individuarla facendogli proseguire la marcia verso sud.
- La seconda leggenda, ambientata nel primo decennio del XVI secolo, riguarda un’apparizione del Santo sotto aspetto di demone a Carlo D’Amboise, comandante delle milizie francesi intenzionato a conquistare Modena; il Santo spaventò il capitano e le sue truppe, facendoli retrocedere precipitosamente verso Rubiera; l’esercito si disperse spaventato nelle vicine terre, molti soldati perirono annegati nel fiume Secchia e il comandante, atterrito a morte, si suicidò di lì a poco nella vicina Correggio.
La festa liturgica si celebra il 31 gennaio, giornata in cui, nella cripta del duomo di Modena dove è sepolto, ogni anno viene esposto il corpo del Santo, all’interno del sarcofago che ne contiene le ossa.
San Geminano è patrono delle città di Modena, Pieve d’Olmi, San Gimignano, Massa Finalese, Guiglia, Arese e Pontremoli.
La storia della città di Modena è permeata del ricordo del Santo: i più antichi documenti dell’Archivio capitolare menzionano spesso l’Ecclesia s. Geminiani, il sigillo antico della comunità modenese e dell’università riportano la sua effige, e molto altro ancora.
Dal punto di vista iconografico, gli attributi che identificano San Geminiano sono:
- Gli abiti vescovili e il bastone pastorale
- il modello della città di Modena
- la nebbia
Della sua figura storica non sappiamo molto altro, la comparsa di raffigurazioni relative a San Geminiano segue di quasi sette secoli la sua morte.
La considerevole distanza temporale tra la vita del Santo e la formazione della sua iconografia ha molteplici giustificazioni:
- il declino della città in epoca altomedievale
- il modo in cui il culto del Santo si è costituito
- la scarsa consistenza storica del personaggio
Come in altri casi analoghi, fondamentale fu il culto delle reliquie, efficace strumento di diffusione del Cristianesimo, promosso da Sant’Ambrogio nella seconda metà del IV secolo.
Le più antiche immagini di San Geminiano compaiono proprio nell’ambito del grande cantiere del Duomo di Modena, curato da Wiligelmo, e costituiscono il fondamento del complesso programma iconografico della Porta dei Principi, databile intorno al 1110.
Per tutto il Trecento, con una particolare concentrazione nella prima metà del secolo, l’immagine del patrono modenese fu replicata lungo i muri esterni della cattedrale, quasi a ribadire e rafforzare in tal modo il proprio legame con la comunità cittadina.
Ne sono testimonianza i frammenti di affreschi esposti oggi nella Sala d’Arte Sacra dei Musei Civici di Modena.
San Geminiano nelle chiese di San Pietro e San Francesco d’Assisi a Modena
La chiesa di San Francesco d’Assisi a Modena ospita, lungo la navata destra, il Monumento votivo per la fine del colera dello scultore Luigi Mainoni.
Commissionato dal duca Francesco IV d’Este nel 1838, il Monumento votivo fu realizzato in ricordo della preservazione della città dal morbo del colera, per poi essere inaugurato l’8 dicembre 1840.
Nell’ancona a bassorilievo è rappresentata la Beata Vergine che, ad intercessione dei Santi Geminiano e Omobono, ordina ad un arcangelo di cacciare il morbo, sotto forma di demone-mostro, il quale arretra e fugge, calpestando le sue vittime e coprendosi il volto; sullo sfondo, il popolo modenese intento a pregare e ringraziare per il dono ricevuto.
Il Museo di Arte Sacra della chiesa conserva, invece, due reliquie di San Geminiano:
- una conservata all’interno di un reliquiario a ostensorio con decorazione di fogliami e volute del XVIII secolo;
- un frammento di reliquia, invece, si trova all’interno del reliquiario a ostensorio a forma di tempietto che custodisce altri frammenti di reliquie di vescovi, risalente all’inizio del XX secolo.
Nella Chiesa di San Pietro a Modena si trova invece la Cappella di San Geminiano (settima cappella della navata sinistra) che conserva al suo interno la pala d’altare raffigurante la Madonna in gloria col Bambino e i santi Geminiano e Martino di Filippo da Verona, conosciuta anche come Pala Mazzoni, dal cognome della famiglia che la commissionò.
La pala è corredata da un piccolo coronamento a timpano con la Pietà e da una predella con sei Storie della vita di San Geminiano.
La presenza dell’opera è testimoniata a partire dal 1522 all’interno della Cappella dedicata al Santo Patrono, anno in cui il proprietario della Cappella, Bernardino Mazzoni, aveva lasciato indicazioni nel suo testamento per l’officiatura delle messe e per la celebrazione delle feste dei santi Geminiano e Martino.
Ricondotta a Filippo da Verona sulla base del confronto con l’analogo altare firmato e datato 1514 conservato presso la Pinacoteca di Fabriano, la tavola è la prima testimonianza dell’operosità in ambito emiliano del pittore veneto.
San Geminiano è qui raffigurato nel suo duplice ruolo di intercessore della città presso la Vergine e di difensore dei cittadini nel Miracolo della città scampata all’esercito di Attila, inserito tra gli episodi della predella.
Nelle Storie di San Geminiano raffigurate nella predella si distinguono dunque:
- la Nomina di vescovo della città
- l’Arrivo degli Unni alle porte della città
- l’Esorcismo della figlia dell’Imperatore Gioviano
- Doni offerti all’imperatore
- scena non identificata
- la Morte del Santo
Testi a cura di M. Cremonini e M. Lipari