Le prime notizie storicamente certe riguardanti un insediamento fortificato a Maranello risalgono al 1191: un documento attesta questa località tra i possedimenti appartenenti al Monastero di San Pietro di Modena, dati successivamente in feudo ad Ubaldus De Marani Araldini, e probabilmente proprio Ubaldo edificò qui il primo fortilizio. Il toponimo Maranello trae probabilmente origine dalla località Maranum Araldini, successivamente Maranellum o Maranelli. In questo documento è già citata la presenza di una chiesa dedicata a San Biagio dipendente dalla Pieve di Torre Maina, l’attuale campanile infatti è probabilmente stato ricavato da una vecchia torre di epoca medievale.
La chiesa nei secoli subisce vari danni a causa di incursioni, terremoti e modifiche alla viabilità del territorio, ma viene costantemente restaurata e consolidata. Alla fine del ‘700 si decide di costruire una nuova chiesa parrocchiale a valle di quella castellana, per facilitare i cittadini nella sua frequentazione, ma a causa dell’invasione napoleonica il progetto viene accantonato fino al 1899, quando la struttura viene definitivamente chiusa al culto.
Nel 1936 il complesso castellano viene acquistato dall’artista Giuseppe Graziosi, che proprio all’interno della chiesa, ormai sconsacrata, allestisce il proprio studio. Oggi il complesso è proprietà di privati che hanno provveduto, negli anni, ad ingenti lavori di restauro e consolidamento della struttura al fine di preservarla.
IMMAGINI
- Veduta panoramica del castello di Maranello, 1910-80, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Ingresso del castello di Maranello, 1910-80, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Il castello di Maranello e Villa Amorotti, 1980, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Il castello di Maranello e la chiesa di San Biagio, 1910-80, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Castello di Maranello, 11-06-1901
Controversie in merito alla nuova erezione della chiesa
Come accennato in precedenza, alla fine del diciannovesimo secolo si presenta la necessità di costruire una nuova chiesa parrocchiale. Quella all’interno del castello risulta ormai troppo piccola per ospitare la sempre crescente popolazione, e la posizione, in cima ad una ripida salita, rende difficoltoso raggiungerla, soprattutto nel periodo invernale.
Le azioni per la nuova costruzione vengono intraprese a partire dal 1894, quando la comunità maranellese scrive all’Arcivescovo di Modena per chiedere l’erezione di un nuovo edificio di culto. Lo stesso anno, il parroco Gaetano Masinelli ricorda al sindaco della città che già tre anni prima aveva fatto presente la necessità di lavori di consolidamento e ampliamento della vecchia chiesa parrocchiale. Intanto la comunità si trova divisa in due fazioni, i partiti “del piano” e “ del monte”, le cui dispute ruotano intorno al luogo dove erigere la nuova chiesa.
Ad una commissione, composta da membri di entrambe le fazioni, spetta la decisione finale, e solo il 19 dicembre del 1894, in una relazione, si dichiara che la collocazione più idonea tra quelle proposte risulta essere “nell’angolo di terra posto sul fondo Prandini tra la via Giardini e la via Trebbo, in località detta la Braida”.
Il 21 Dicembre don Gaetano Masinelli approva la scelta della collocazione e lo stesso giorno l’Arcivescovo di Modena autorizza l’inizio dei lavori. Il 25 agosto del 1895 il Vescovo partecipa alla cerimonia di posa della prima pietra, i lavori terminano nel 1899, con l’apertura al culto il 16 Aprile. Concluse diatribe e lavori, la comunità cittadina può finalmente godersi la nuova chiesa parrocchiale.
IMMAGINI
- Chiesa parrocchiale di San Biagio di Maranello, 1900-1919, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Maranello, 4 novembre 1918, fine della Prima Guerra Mondiale
- La festa della B. V. Assunta nel 1913, con l’inaugurazione del campanile e delle campane, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Il centro del paese – via Nazionale e Chiesa di Maranello, 1939-40, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Maranello – Chiesa Nuova e via Giardini, primi anni del 1900, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Saluti da Maranello- primi anni del 1900, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- Chiesa Nuova di Maranello, primi anni del 1900, Archivio Galloni, Comune di Maranello
- La Chiesa Nuova di Maranello, 1913, Archivio Galloni, Comune di Maranello
San Biagio
Il Culto di San Biagio è molto diffuso in tutto il mondo cristiano, e nasce in Oriente tra i V e l’VIII secolo per poi diffondersi anche in Occidente. Nativo di Sebaste, in Armenia, da medico divenne Vescovo, e proprio a causa della sua fede fu costretto a nascondersi in una grotta per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani, ma infine venne incarcerato per mano dei Romani. Dopo la terribile tortura, scuoiato col pettine di ferro per cardare la lana, fu decapitato nel 316. Le sue spoglie furono raccolte e seppellite dentro le mura di Sebaste sotto una grande pietra, per essere poi spostate successivamente all’interno della Cattedrale. Attualmente le reliquie di San Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea, edificata in cima ad un monte che viene definito, appunto, Monte San Biagio, le sue spoglie vi approdarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea, a causa di una bufera.
In varie città sono custoditi frammenti del suo corpo: a Carosino (un pezzo della lingua, conservato in un’ampolla incastonata in una croce d’oro massiccio), a Caramagna Piemonte (un pezzo del cranio), nel santuario di Cardito (un osso del braccio), a Penne (il cranio), nel Duomo di San Flaviano a Giulianova (il braccio di San Biagio in un raffinato reliquiario in argento). Nella parrocchia di Lanzara sono conservate due piccole ossa della mano, nella cattedrale di Ruvo si venera una reliquia del braccio, nella chiesa a lui dedicata a Dubrovnik si conserva, secondo la tradizione, il cranio. A Ostuni è conservato un pezzo di osso, a San Piero Patti (Messina) è custodito un molare del Santo, a Mercato Vecchio di Montebelluna, nella chiesa a lui dedicata è custodito un pezzo di veste.
San Biagio è ricordato per le sue doti taumaturgiche (la capacità di guarire i malati), e numerosi miracoli sono associati alla figura di questo Santo, il più noto dei quali è la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo soffocato. In tale episodio si racconta che una donna disperata portò a Biagio il proprio figlio che stava soffocando a causa di una lisca di pesce incastrata in gola, il Vescovo benedisse un pezzo di pane che porse al giovane, il quale, mangiandolo, si salvò dalla morte imminente.
Poco prima di morire il Santo chiese a Dio di guarire ogni malato di gola che l’avesse pregato a suo nome, ed infatti oggi è’ uno dei quattordici santi Ausiliatori, santi che vengono invocati per guarire da particolari malattie, tanto che in molte chiese i sacerdoti benedicono le gole dei fedeli accostando ad esse due candele incrociate. L’iconografia più consueta lo ritrae in età matura e con attributi vari: quelli più frequenti sono le insegne episcopali come la mitra, il pastorale e a volte un libro; il pettine di ferro da cardatore con il quale fu torturato; infine con due ceri che si incrociano alla gola per ricordare il miracolo della lisca di pesce.
Questo Santo viene celebrato il 3 Febbraio in Occidente, l’11 ed il 15 in Oriente. Il suo culto è diffuso in tutta Europa con variazioni, tradizioni e celebrazioni differenti nei vari paesi. Genericamente è considerato protettore dei musicisti che suonano strumenti a fiato, invocato per i malanni legati alla gola e al sistema respiratorio, in Germania anche per i mali legati ai calcoli ed alla vescica (in tedesco la vescica si chiama proprio “blase”). In passato si usava dare da bere acqua benedetta di San Biagio alle galline per proteggerle dallo sgozzamento delle volpi. San Biagio è inoltre protettore del bestiame e patrono dei porcari e degli addomesticatori di animali feroci. Ancora patrono dei cardatori e dei materassai, dei laringoiatri e dei mugnai, in quanto protettore dei mulini a vento è invocato contro gli uragani (blasen infatti in tedesco “blasen” significa). Infine, per l’assonanza tra il nome Biagio e la parola “bacio”, è invocato dalle giovani donne che cercano un compagno.
È patrono della Croazia, della città di Ragusa, è uno dei patroni di Napoli e dello Yorkshire in Inghilterra. Venerato in moltissime città e località italiane, viene festeggiato il 3 febbraio. È tradizione, durante la celebrazione liturgica, una speciale benedizione alle gole dei fedeli, impartita dal parroco incrociando due candele (anticamente si usava olio benedetto).
Legate alla figura del santo vi sono poi altre tradizioni popolari. A Milano si lascia al Santo una fetta di panettone avanzato dal Natale; in Sardegna si preparano dolci tipici con forme particolari che ricordano il santo, benedetti poi dal parroco e distribuiti ai fedeli, come anche nella città di Salemi, dove si narra che, nel 1542, il Santo, con la propria intercessione, salvò la popolazione da una grave carestia causata da un’invasione di cavallette che aveva distrutto i raccolti nelle campagne (San Biagio è anche protettore delle messi); da quel giorno, a Salemi, il 3 di febbraio si festeggia il Santo preparando i cosiddetti “cavadduzzi”, letteralmente “cavallette”, per ricordare il miracolo, e i “caddureddi” (la cui forma rappresenta la gola), dei piccoli pani preparati con acqua e farina, benedetti dal parroco e distribuiti poi ai fedeli.
A Cannara, i festeggiamenti del Santo sono occasione per sfidarsi in antichi giochi di abilità popolani come il “Ruzzolone”, ossia far rotolare più a lungo possibile delle forme di formaggio per le vie del centro storico, o la famosa corsa dei sacchi e molti altri giochi ancora, per concludersi con la solenne processione, con la statua del Santo accompagnata dalla banda musicale.
A Fiuggi, invece, la sera prima si bruciano nella piazza del paese le “stuzze”, delle grandi cataste di legna a forma piramidale, in ricordo del miracolo avvenuto nel 1298, che vide San Biagio far apparire delle finte fiamme nella città, tanto da indurre le truppe nemiche, che attendevano fuori le mura pronte ad attaccare, a ripiegare, pensando d’esser state precedute dagli alleati.
Altre rappresentazioni di San Biagio sono visibili in numerose cappelle e chiese a lui dedicate. Uno degli affreschi più antichi, risalente alla fine del Trecento, ed è conservato a Benevento, nell’abside della chiesa della SS Annunziata in Sant’Agata de Goti. Una guglia dedicata al Santo è presente anche sul Duomo di Milano.
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- Marco Benefial (Roma 1684 – 1764), Miracolo di San Biagio
- Pittore-fiorentino, XV sec., San-Biagio, Musei Capitolini
Le vetrate e le formelle votive nel dettaglio
Nel maggio del 1992 ha inizio l’installazione delle vetrate artistiche realizzate e progettate dal prof. Romano Pelloni di Carpi. In totale, tra finestre laterali e tondi, se ne contano 31, e rappresentano i Misteri del Rosario, l’Ultima Cena e la Moltiplicazione dei Pani
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I Misteri Gaudiosi (dalla navata di destra)
- Misteri Gaudiosi – L’Annuncio dell’angelo a Maria
- Misteri Gaudiosi – La visita di Maria a Elisabetta
- Misteri Gaudiosi – La nascita di Gesù a Betlemme
- Misteri Gaudiosi – La presentazione di Gesù al Tempio
- Misteri Gaudiosi – Il ritrovamento di Gesù nel Tempio
I Misteri del Dolore (dalla navata di sinistra)
- Misteri del Dolore – Gesù nell’orto degli ulivi
- Misteri del Dolore – Gesù flagellato alla colonna
- Misteri del Dolore – Gesù è coronato di spine
- Misteri del Dolore – Gesù sale al Calvario
- Misteri del Dolore – Gesù muore in Croce
I Misteri della Gloria
- Misteri della Gloria – Gesù risorge da morte
- Misteri della Gloria – Gesù ascende al cielo
- Misteri della Gloria – La discesa dello Spirito Santo
- Misteri della Gloria – L’assunzione di Maria al cielo
- Misteri della Gloria – Maria, Regina del cielo e della terra
I Misteri della Luce (nella navata di sinistra, nell’ex cappella del fonte battesimale)
La Moltiplicazione dei pani
L’Ultima cena
Finestre dedicate al coro
Finestra dedicata al Battesimo
Finestra dedicata al culto dell’Immacolata Concezione
Nella chiesa di S. Biagio di Maranello, in corrispondenza della navata centrale, in alto, sono presenti anche otto finestre tonde realizzate nel 1996, e raffiguranti le Storie della Genesi. Questa composizione è ispirata certamente alle lastre scultoree presenti nei portali d’ingresso del Duomo di Modena, dove, oltre alle scene della Genesi, sono presenti i profeti.
Sono così suddivise:
- La Creazione del cielo e della Terra
- Adamo ed Eva, il Peccato originale
- La Cacciata dal Paradiso Terrestre
- Caino e Abele, l’uccisione di Caino
- L’Arca di Noè
- Il sacrificio di Isacco
- Mosè e le tavole della legge
- I Profeti
Le formelle, rappresentati la Via Crucis, si trovano sulle pareti delle navate laterali e vengono realizzate tra il 1940 e il 1950 da Angelo Pescosta, antica bottega di Ortisei specializzata in corredi sacri. Sono così suddivise:
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- Gesù è condannato a morte
- Gesù è caricato della croce
- Gesù cade per la prima volta
- Gesù incontra sua madre
- Gesù è aiutato a portare la croce da Simone di Cirene
- Santa Veronica asciuga il volto di Gesù
- Gesù cade per la seconda volta
- Gesù consola le donne di Gerusalemme
- Gesù cade per la terza volta
- Gesù è spogliato delle vesti
- Gesù è inchiodato sulla croce
- Gesù muore in croce
- Gesù è deposto dalla croce
- Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro
“foto d’epoca e cartoline appartenenti all’archivio storico del Comune di Maranello”
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