LEONARDO DA VINCI

 

Adorazione dei Magi

1481-82

 

Questa imponente tavola di 243×246 cm è stata commissionata a Leonardo da Vinci dai monaci di San Donato a Scopeto (FI) nel marzo del 1481. Le indicazioni da parte dei monaci erano ben precise: “l’opera doveva essere terminata entro un anno”.

L’Adorazione dei Magi era un tema già trattato e diffuso tra i maestri toscani a partire dal Trecento e molto apprezzato dai committenti perché permetteva l’inserimento di personaggi marginali o addirittura principali (vedasi la Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli a Palazzo Medici Riccardi), i quali venivano utilizzati per celebrare la ricchezza e la potenza del benefattore (come era già successo con la famiglia Medici).

Purtroppo, tra aprile e maggio del 1482, Leonardo partì per Milano e i monaci non videro conclusa la loro opera: ancora in stato di abbozzo la tavola rimase a Firenze presso l’abitazione di Amerigo Benci, padre di Ginevra, della quale Leonardo dipinse il suo ritratto tra il 1474 e il 1478.

Successivamente l’opera venne acquistata dai Medici e nel 1670 passò all’interno della collezione degli Uffizi dove si trova ancora oggi.

La particolarità di questa tavola è la sua modernità: Leonardo decide di svelare il senso più profondo dell’Epifania e dunque il significato religioso della rivelazione di Gesù Bambino, portatore di salvezza per l’intera umanità.

L’impostazione data al tradizionale corteo dei Magi, abituale pretesto per lo sfoggio di ricchezze e l’inserimento di oro, è qui stravolta da un vero e proprio vortice di figure che reagiscono alla rivelazione del Bambino con una varietà di pose, gesti ed espressioni che mostrano tutto il loro turbamento.

Leonardo studia approfonditamente i moti dell’animo e le pose con la stessa profondità con la quale studia i fenomeni atmosferici e del mondo naturale. A parte la Madonna e i due personaggi ai lati in primo piano, non vi è una figura rappresentata in modo statico, in favore di un dinamismo studiato alla perfezione.

Non solo dinamismo ma anche grande ricchezza di particolari e riferimenti simbolici. I principali sono: le architetture in rovina sullo sfondo, le quali rimandano al declino del mondo pagano e la battaglia o zuffa tra cavalli e cavalieri in lontananza sulla destra, la quale rimanda a un’altra grandiosa opera dell’artista, la Battaglia di Anghiari.